Possiamo salvare il mondo prima di cena di J.S. Foer

Le nostre scelte individuali contano, non solo perché, se guardiamo al passato, ci sono prove che la scelta di un solo individuo ha contribuito a cambiare il corso della storia (la prima donna nera che si è seduta in un posto riservato ai bianchi sull’autobus, il primo uomo che si è vaccinato), ma perché le scelte individuali contano per chi le compie.
Sono queste le argomentazioni principali usate da Foer in questo bellissimo saggio, dove tesi, antitesti, argomentazioni, contro argomentazioni e relativi esempi si susseguono senza sosta, costringendoti a leggere per capire dove voglia andare a parare l’autore.
La prima parte del libro parla di crisi ambientale e di quanto sia difficile concettualizzare un pensiero così astratto e lontano dalla nostra realtà, e solo dopo un’introduzione fatta di esempi (che toccano alla lontana l’argomento) e di dati, l’autore mette sul tavolo il nucleo centrale del suo discorso: l’alimentazione. Quanto influisce la nostra alimentazione sulla crisi climatica? Tanto. Quanto è difficile accettare di cambiare le proprie abitudini alimentari per un qualcosa di così astratto? Molto di più. Lo stesso autore ammette di non riuscire a essere sempre coerente. Nonostante questo, Foer smonta una a una tutte le possibili obiezioni che potrebbero essere fatte in un bellissimo dialogo tra sé e la sua anima: lo fa per quella parte di lui che resiste, che trova giustificazioni, e di conseguenza lo fa per noi tutti, restii a un cambiamento.

Foer non è il primo a tentare di parlare dell’impatto della nostra alimentazione sulla crisi climatica, infatti del 2014 è il documentario Cowspiracy: The Sustainability Secret , prodotto e diretto da Kip Andersen e Keegan Kuhn che potete trovare su Netflix, ma, a differenza dei suoi precedessori, Foer non tenta di fare perno solo sulla sensazione di incombente catastrofe (perché, come scrive lui stesso, sa che questo non basta per smuovere le coscienze), piuttosto punta tutto sulla necessità di fare scelte etiche e morali: Foer ammette che lui stesso sta perdendo le speranze, visto che ci troviamo di fronte a una tendenza praticamente irreversibile, non si illude che un’azione individuale possa cambiare l’umanità, ma è fiducioso che il singolo possa innescare un effetto “ola”, un’onda di azioni positive, guidate dall’etica e dalla morale, che possano cambiare il corso degli eventi. I cambiamenti climatici sono già in atto e sono migliai i profughi per catastrofi climatiche, tuttavia, possiamo evitare che la situazioni peggiori, possiamo evitare che a pagarne le conseguenze siano i più deboli e chi ancora deve nascere, Foer, infatti, non parla mai di salvare il pianeta (“ma non è il piantea che vorremmo salvare. Vogliamo salvare la vita sul piante: la vita vegetale, la vita animale e la vita umana). Il vero punto nodale è fare delle scelte etiche per chi soffre e soffrirà: anche questo sembra astratto, ma davvero vogliamo essere complici del suicidio della nostra specie? Davvero vogliamo abbandonarci a questo cinismo?
“La vera scelta che abbiamo davanti non è che cosa comprare, se prende un aereo o se avere figli, ma se vogliamo impegnarci a condurre una vita etica in un mondo rovinato, un mondo nel quale gli esseri umani dipendono per la loro sopravvivenza collettiva da una specie di grazia ecologica.”

Il saggio si caratterizza per uno stile mai monotono, che alterna diverse tecniche per rendere l’argomentazione più appassionante. Si alternano dati (sostenuti da un’impressionante bibliografia), ad esempi tratti dalla storia e dalla vita personale dell’autore (bellissimo il racconto della vita della nonna, polacca ebrea fuggita allo sterminio, e bellissimo il legame che Foer ha con lei: il racconto della sua morte e dell’accettazione della perdita sono toccanti). Lo stile contribuisce notevolmente a rendere la lettura appassionante, l’abilità argomentativa non può lasciarci indifferenti.

E allora possiamo salvare il mondo prima di cena? Sì, possiamo, facendo scelte etiche. Foer non sostiene che sia necessario rinunciare alla carne o al latte sempre, ma che già ridurne notevolmente il consumo a un solo pasto al giorno sarebbe auspicabile perché ridurrebbe le attività produttive degli allevamenti intensivi, una delle principali cause di inquinamento globale. E’grazie alle scelte che facciamo (cosa mangiamo, quanto spesso usiamo la macchina per spostarci, quante volte all’anno scegliamo di usare un aereo per viaggiare) che possiamo dare una possibilità a noi stessi e alla nostra specie. Se poi vogliamo chiederci quanto la nostra specie meriti di sopravvivere, vi rispondo dicendo che non possiamo essere noi i giudici di chi verrà: è facile continuare a compiere scelte non etiche a discapito di chi ancora non è nato (“persone che considerano la propria casa una casa usa e getta tenderanno a considerare usa e getta qualunque cosa, e diventeranno persone usa e getta.” Chi vorrebbe essere una persona usa e getta? E ancora: “che genere di futuro potreste prevedere per una civiltà che agisce collettivamente per salvare la propria casa? Quella decisione rivelerebbe chi siamo e ci cambierebbe.” E aggiungerei che anche scegliere di non salvarci, ma di pensare egoisticamente solo al nostro piacere, ci definisce).

E allora vi lascio con una citazione da tenere sempre a mente quando il cinismo incombe:
“Non avremo nessuna possibilità di raggiungere l’obiettivo di contenere la distruzione ambientale se gli individui non prenderanno l’individualissima decisione di mangiare in modo diverso. E’ senza dubbio vero che la decisione di un singolo di passare a un’alimentazione a base di vegetale non cambierà il mondo, ma è altrettanto vero che la somma di milioni di decisioni analoghe lo cambierà.”

Titolo: Possiamo salvare il mondo prima di cena – Perché il clima siamo noi
Autore: Jonathan Safran Foer
Editore: Guanda
Anno: 2019
Genere: Saggio

Pubblicato da Monia Sofia

Classe 1988, sono nata e cresciuta tra il mare e le colline di Messina, in Sicilia. Sono sempre stata un'inguaribile testarda e "un'insopportabile Sotuttoio", per queste ragioni ho deciso contro l'opinione di tutti di frequentare prima il Liceo Classico e poi di Laurearmi in Lettere, seguendo quella che erano le mie passioni di sempre, la lettura e la scrittura. Adesso insegno con passione in Umbria, circondata solo dalle colline e lontana dal mare. Continuo a leggere come una pazza disperata, di tutto e di più.

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